sabato, gennaio 09, 2016

2016

Fonte di ispirazione
Ho terminato il 2015 come l'avevo iniziato, vale a dire con un infortunio. Niente di particolare, ma è accaduto mentre ritiravo il pettorale della tradizionale corsa di San Silvestro e così per la prima volta dal 2009, non ho potuto partecipare alla corsa attorno al Ring viennese. Strano dicembre, ero iscritto a due gare brevi ed ho collezionato due DNS. Ma il 2016 è già iniziato e  sembra già tutto nuovo. Nuovi propositi, nuovi allenamenti, nuove sfide e poi e poi.

Intanto che preparo le mie tabelle per la maratona di Vienna, mi lascio ispirare da Tommy Jaud. Non male quando suggerisce che una seduta di Netflix sostituisce una sessione di jogging. Oppure quando rivela che si consumano più calorie guardando la tv rispetto ad una corsa. Come? Con molto zapping e ripetute alzate dal divano per andare al frigorifero per prendere un'altra birra.
Temi che parzialmente ho anche riportato nel mio blog, ma era ora che qualcuno ci scrivesse un libro presentando veramente come stanno le cose.

venerdì, dicembre 11, 2015

What's next?

La giostra
Nella giostra della continua ricerca di gare sempre più lunghe, con sempre più dislivelli e per non dire quella dei nuovi personal best,  che mai si fermano, non posso certo pensare ora di chiedere al giostraio di farmi scendere.
Così per il 2016 che sta per arrivare, ho già definito alcuni capi fermi. Gennaio parto con il Burgenland Extreme, il giro attorno al Neusiedl See. Aprile con la coppia collaudata maratona di Vienna e Abbots Way. Giugno con la Mozart100 e la maratona di San Pietroburgo. Agosto per la prima volta senza DirndtalExtreme, per fare spazio all'IronTrail T201 a Davos, la gara alpina più impegnativa della mia stagione.
L'autunno lo devo ancora da definire, ma il punto fisso di fine stagione è, come sempre, il Wien Rundumadum.

venerdì, novembre 20, 2015

Bilancio stagionale 2015

Corri Pac, che hai i fantasmi alle calcagna!
Con il Wien Rundumadum si è chiusa la mia stagione 2015 dedicata alla corsa. L'anno non era iniziato nel migliore dei modi. Prima uscita annuale e subito un infortunio pesante che mi ha messo fuori causa per due mesi. La prima gara stagionale, la maratona di Vienna, è risultata così preparata approssimativamente per la quarta volta consecutiva. Ho corso la prima ultra stagionale sopra i cento, in tutto sono state cinque le competizioni a chilometraggio a tre cifre, già in aprile con l'Abbots Way. Buone sensazioni per i tre quarti di gara e poi catastrofiche.
La settimana dopo ho partecipato alla maratona del Welsch dove ho inaugurato la doppia gara nel giro di due settimane. Esperimento ripetuto con la Mozart 100 e Veitsch, due ultra nel giro di sette giorni. In luglio ho trovato un week-end libero per correre, sull'Appennino Reggiano, l'ecomaratona del Ventasso, buone sensazioni, crampi e tosse finale. Classico appuntamento di agosto è stato il DirndltalExtreme che, anche se con qualche problema, è stato ancora una volta ottimo. In settembre è stata la volta di un gran ultra trail alpino, l'Adamello 180. I miei limiti nelle Alpi sono ancora evidenti, ma è stato lo stesso un fine settimana memorabile. Per finire, il Wien Rundumadum, forse la gara che più mi s'addice per la tipologia di percorso e navigazione. Gare brevi? Ho tentato la Sunset Run di 8 km e alla prima curva avevo già una contrattura. Anche il duathlon Schöckel Classic è stato amaro con un terzultimo posto dovuto ad un errore madornale di consegna sacca delle scarpe. Buone, invece, le gare corte in montagna sull'Anninger e Kahlenberg.

Termina così un anno con più di 700 km in gare ultra e 30000 metri di D+, passato più all'insegna della quantità che non alla ricerca di prestazioni massimali in una gara singola, palesando una mancata scelta di obbiettivi chiari e definiti. E si sa che senza obbiettivi non si va da nessuna parte.
L'obbiettivo di arrivare al meglio alla maratona di primavera l'ho di nuovo mancato clamorosamente e così quello di superare i 10000 metri D+ in una gara. L' unico personal best annuale conseguito nel Rundumadum non può riuscire a salvare una stagione, anche perché non era programmato ma abbastanza casuale. Stagione che è stata una collezione di obbiettivi mancati e probabilmente da dimenticare. E la dimenticherò, ne sono sicuro.

La mia stagione non è passata inosservata in quei dei Freunde des Laufsports

lunedì, novembre 02, 2015

Rundumadum: giro intorno a Vienna nei primi dieci

Al traguardo con la premiazione della prima
donna e dei suoi accompagnatori.
Portata a termine anche questa. Per i 130km e 1800 D+ previsti dall'organizzatore ho impiegato un tempo di 14h:36' per la 9-na posizione finale ex-equo con Anita la prima delle donne e Helmut compagno di società.

La gara
Il Rundumadum è stata la mia ultima ultra stagionale. Dopo una levataccia ad un orario improponibile, ho preso la bici e mi sono portato verso la stazione della metropolitana dove sulla via ho ritrovato il canto del gallo che già mi aveva accompagnato in una precedente maratona di Vienna. Il via alle sette in punto, in una leggera nebbia, dall'altra parte della città. Il percorso è stato molto simile a quello dello scorso anno, con però un paio di varianti e salite che hanno allungato il percorso ad un totale di 130km.
Al via mi sono presentato in uno stato indefinito. Da un lato la voglia di portare a casa tranquillamente il giro viennese, magari con soste lunghe e camminate, dall'altra l'ottimo stato fisico e lo studio quasi ossessivo del percorso, mi hanno messo in una condizione in cui mi sentivo pronto per spingere al massimo. Sono state poi le sensazioni in gara che mi hanno fatto propendere per il secondo tipo di atteggiamento.
Dopo aver rincontrato e salutato molte facce conosciute, i primi chilometri li ho passati in compagnia dei compagni di società come Pauline, Thomas e Helmut e veterani del Dirndltal come Walter, Markus e Werner. Sulla prima salita, quella più lunga e difficile, ho ritrovato la compagnia di Michele che, con Helmut, ci ha fatto formare un trio per seguire il percorso sulle montagne viennesi, i sentieri di casa di Michele. Qui, pur avendo un buon ritmo, ci siamo trovati attorno alla 40-ema posizione dei circa 130 partenti. Probabilmente il magnifico meteo autunnale ha messo le ali a molti corridori che non hanno resistito alla tentazione di portarsi avanti e mettere anzitempo chilometri in  cascina.
Quando ho raggiunto la stazione di Hütteldorf, ho cominciato a sentirmi più rilassato in quanto il pezzo di percorso che non avevo mai testato nelle mie ricognizioni precedenti alla gara, era passato indenne. All'inizio del Lanzier Tiergarten mi sono ritrovato da solo, Michele viaggiava molto tranquillo in salita e Helmut si era portato avanti. Al secondo check point, alla fine del Lanzier Tiergarten, mi sono ritrovato attorno alla 30-ema posizione ed in discesa ho riagganciato Helmut. Dopo una piccola escursione attorno al Pappelteich, ci siamo avviati per il lungo tratto pianeggiante a fianco del fiume Liesing. In questo tratto di vento contrario mi sono trovato improvvisamente a guidare un piccolo gruppo. Qui ho deciso di incrementare l'andatura per non regalare facilmente, a chi mi seguiva, sia la scia, che la navigazione.  È in questo tratto che ho sentito i primi commenti sulla mia andatura reputata troppo alta. Me lo sono chiesto anch'io se a settanta chilometri dal traguardo non fosse troppo azzardato spingere in quel modo, ma mi sono convinto che potevo tenere quel ritmo. Al terzo check point, quello del cimitero centrale, mi sono ritrovato attorno alla 20-ema posizione e non mi sono mai sentito meglio. Ho continuato in solitaria lungo l'isola del Danubio e l'inizio del bosco della Lobau. Non sapevo bene né la posizione né la velocità, ma il fatto di entrare nel bosco della Lobau che non era ancora buio mi ha fatto pensare al meglio. Appena prima di arrivare al check point 4 ho acceso la lampada frontale e, dopo un veloce ristoro, mi sono riavviato per affrontare gli ultimi trenta chilometri in 9-na posizione.  
In questo tratto ho incontrato molti corridori della gara da 64km e da questo punto mi è stato molto difficile capire chi fosse nella mia stessa gara. Ho passato in sicurezza il pezzo della campagna dove mi ero perso lo scorso anno raggiungendo facilmente il quinto e ultimo check point. Da quel punto mancavano 17km al traguardo, pochi o tanti, lunghi o corti? Qui ho cominciato a sentire i primi sintomi di stanchezza e di dolore alle gambe dove ancora una volta i quadricipiti hanno dato segni di stanchezza. Quello che però più mi preoccupava era il fatto che non riuscivo più a mangiare. In questo tratto, in un momento di sosta forzata nei cespugli, mi ha raggiunto e superato Helmut, il quale viaggiava assieme alla prima delle donne, Anita, la quale aveva un accompagnatore personale in bici che la guidava, la incitava e la riforniva. Nel tratto successivo pianeggiante lungo il canale, proprio non sono riuscito a tenere il loro passo e ho visto le loro luci pian piano sparire avanti, non la situazione ideale per esultare. Ma è stata la salita finale sul Bisamberg a riservarmi un'inaspettata sorpresa. Quando è iniziata ero abbastanza attapirato, ma poi la salita mi ha ridato fiducia e con un buon ritmo sono riuscito a recuperare su Helmut e Anita fino a raggiungerli. A quel punto abbiamo deciso di continuare assieme i pochi chilometri rimanenti completando la nostra gara in 14h:35' per la nona posizione finale accompagnata da una grande festa all'arrivo. Mai in tutta la stagione sono riuscito a tenere un ritmo simile per così tante ore senza che mi fosse capitato qualche imprevisto, un grande sforzo  sopratutto a livello mentale.

Per finire
In questo secondo Rundumadum l'organizzazione, con tanto di tracking in tempo reale sul web, è stata eccellente, il meteo non poteva essere migliore e la navigazione non è mai stata un problema. Con le staffette, gara corta, gara lunga e un tempo massimo di trenta ore è una manifestazione alla portata di tutti.
La mappa del percorso si trova qui e alcune foto su questo link.

Discesa Lainzer Tiergarten
Sulla salita del Nase

domenica, ottobre 11, 2015

Verso il Rundumadum: Kahlenberg Berglauf

Relax tra i vitigni del Kahlenberg
Archiviata la trasferta dell'Adamello è arrivato il momento di concentrarmi sulla mia ultra di fine stagione, vale a dire il Wien Rundumadum, il giro da 130km  attorno a Vienna. Quindi spazio alle ricognizioni pregara per non trovarmi come l'anno scorso impreparato e perso in mezzo alla campagna.
Per respirare un po' di clima Rundumadum, mi sono presentato al via del Kahlenberg Berglauf, la corsa in montagna sul monte cittadino viennese del Kahlenberg già fatta nel 2013. Il percorso non è esattamente sulla salita principale del Rundumadum, ma di fianco. Il freddo e il terreno pesante sono stati un ottimo banco di prova per la mia nuova suola Vibram. La mia partenza è stata come al solito molto lenta, da vero tappo, sarebbe stato meglio partire ultimo. Quando la salita è diventata sentiero ho cominciato a risalire qualche posizione. Però è stata la discesa su terreno viscido e pesante a farmi risalire il gruppo. Anche troppo, perché poi negli ultimi tre chilometri asfaltati in leggera salita ho dovuto cedere una decina di posizioni una dopo l'altra a persone appena più veloci di me ma che in discesa erano stati molto più prudenti. L'assoluta mancanza di allenamento oltre la soglia si è fatta sentire.
L'arrivo in 45':59" per il 36-emo posto è stato un po' più lento rispetto a quello di due anni fa, ma in linea con la prestazione sull'Anninger del mese scorso.

lunedì, settembre 28, 2015

Adamello Ultra Trail 180

Sulle bocchette a quota 2500

È anche disponibile un mio resoconto in lingua tedesca (auf Deutsch).

Giovedì 24/09 ore 7:16, Oberlaa Vienna. Caro diario sono qui fermo alla stazione bus con quest'enorme borsa piena di materiali per correre un ultra trail. Incontro studenti spensierati e impiegati dallo sguardo abbassato sul loro smartphone o un su di un giornale gratuito. Non sanno che a 750 chilometri di distanza, domani inizierà una corsa da 180km attraverso la Val Camonica con 15 salite e oltre 10000 metri di dislivello.

Giovedì 24/09 ore 18:10, Passo del Tonale. Non siamo ancora arrivati, manca poco all'arrivo al nostro alloggio, ma quello che ho di fronte è uno scenario preoccupante. Freddo, cielo di piombo e sopratutto neve. Tanta neve su questo passo che è anche uno dei punti più bassi che dovremo attraversare domani. Sarebbe un vero peccato che la gara venisse annullata per il meteo.

Venerdì 25/09 ore 9:00, Vezza D'Oglio. Che magnifica giornata che è oggi, la gara non è stata annullata, ma solo leggermente modificata, la prima cima è stata tagliata a quota 2300, mentre la novità della città morta è stata del tutto eliminita. Saranno 5 chilometri e 1000 metri di dislivello in meno del previsto e una cosa è certa: non riuscirò a sorpassare il limite dei diecimila metri in una gara. Penso che sia un dramma sopportabile. Alla partenza, lo speaker cita già le prime defezioni, riconosco nuovi e vecchi personaggi famosi. Al via ci salutano i bambini e i ragazzi delle scuole di Vezza. Ricordo che quando ero all'asilo, la bidella ci chiamava fuori a salutare i soldati quando passavo lunghi convogli sulla statale di Breda Cisoni. Erano gli anni settanta.

Venerdì 25/09 ore 9:20, prima salita. Che fatica. Il mio amico Michele è partito a razzo e non riesco a tenerlo, con la paura della neve e del freddo mi sono vestito troppo pesante. Al primo bivio col mio gruppettino sbagliamo subito strada. Se questo è l'andazzo per le prossime cinquanta ore, andiamo bene. Mestamente ritorno indietro, mi tolgo una maglia e provo ad andare avanti coi miei fantasmi.

Venerdì 25/09 intorno alle 14, altopiano. Che vista magnifica, montagne, cavalli, mucche al pascolo, sole e un po' di neve. L'umore è alto, il ritmo è ottimo e chi ci può fermare? Ora arriva il passaggio in mezzo alle bocchette innevate, manufatti costruiti durante la Grande Guerra e popolati da personaggi come mio nonno, che a vent'anni hanno dovuto lasciare il lavoro dei campi per venire a sparare a dei poveri cristi come loro, in mezzo a queste feritoie a 2500 metri d'altezza per volere del re o dell'imperatore.

Venerdì 25/09 ore 20, rifugio Bozzi. Sta per calare la notte in questa splendida prima giornata. Prima del ristoro precedente, nel borgo di Case di Viso, ho ceduto alla voglia irresistibile di attraversare un bel laghetto in quota per una bella rinfrescata. Qui c'è un'atmosfera molto allegra, si mangia e si chiacchiera ed ho anche la possibilità, con l'organizzatore in persona, di chiarire la mia ingiustificata assenza allo scorso Winter Trail di Bione. Con Michele accendiamo le nostre lampade e di ottimo umore scendiamo verso il Tonale.

Venerdì 25/09 ore 22:30, Malga Cadì. Quest'ultimo tratto è stato davvero ottimo, sentieri abbastanza larghi, dove la giornata di sole ha sciolto quasi ovunque la neve per un sali e scendi molto veloce. E poi la luna, quasi piena. La mia gara potrebbe anche finire qui in questa malga, in mezzo a quest'ottima compagnia che mi ricorda il bar della cooperativa. Ma anche qui arriva il momento di rialzarci da tavola e di proseguire. La strada da percorrere è ancora tanta.

Sabato 26/09 ore 7:00, Ponte di Legno. Dicono che la notte porti consiglio, a me invece ha spaccato i quadricipiti. Forse l'entusiasmo, forse la mancanza di allenamento, forse la mia incapacità nell'affrontare le discese, ma fatto sta che sono qua dentro la fontana di Ponte di Legno per cercare di far funzionare muscoli che ho pesantemente malmesso durante le ultime discese. Alla base vita ho sonno ma non voglio dormire fino a quando non crollo sul tavolo mentre mangio, poi provo un massaggio per vedere cosa succede. Lasciamo la base di Ponte alle 9:15 con Michele che sembra tirato a nuovo mentre il sottoscritto ha stampato in fronte una parola da cinque lettere: crisi.

Sabato 26/09 ore 14:00, discesa verso Potagna. Non c'è nulla da fare, non riesco a scendere. Michele è prodigo di consigli, ma una mia frenata improvvisa lo fa cadere. Penso che sarebbe meglio finirla qui. D'altronde abbiamo un lungo viaggio in auto da affrontare domani, senza mai dormire  e una notte di sonno non sarebbe male. Meglio che finire fuori tempo massimo domani mattina. Gli dico che voglio rimanere da solo nel mio oblio. Così lui va avanti col gruppetto che si è formato e io, da dietro, in solitaria, che cerco una soluzione al problema discesa. Accendo la musica ad un volume spropositato.  Poi faccio diverse prove fino a quando, finalmente, non trovo un passo e uno stile che mi fanno scendere si piano, ma, fondamentale, senza dolore. Sono al limite, non ho più voglia di parlare, ma vado avanti.

Sabato 26/09 ore 19:00, Check point Ponte Scalvino. Arrivo al ristoro allestito dalla forestale di ottimo umore. L'ultima lunga discesa appena percorsa mi ha confermato che non sto più perdendo tempo rispetto ai cancelli. Vuol dire che con questo ritmo posso arrivare in fondo. L'umore è tornato stabilmente al bello e un bel contributo l'ha avuto anche la sosta al ristoro di Roccolo Pornina. Bisogna prima ricevere l'estrema unzione per potersi ritirare lì.

Sabato 26/09 ore 23:50, verso Edolo. Ma quanto è lunga questa discesa dai millantati 8km che dal Sant'Anna mi dovrebbe portare a Edolo? In questo tratto mi raggiunge un nuovo compagno di viaggio, non è loquace e si chiama colpo di sonno. Vorrebbe che ad ogni passo mi fermassi su uno di questi sassi a riposare. Faccio finta di non sentirlo, ma mi accorgo che non riesco a seguire una linea diritta. Potrei andare per l'ennesima volta nell'acqua, ma le vesciche nei piedi non sono dello stesso parere. A Edolo penso proprio che per la prima volta mi metterò in branda. Sarà l'ultimo cancello orario prima dell'arrivo e se poi a Vezza non avrò il tempo di dormire, sarà meglio che lo faccia prima.

Domenica 27/09 ore 6:30, lago del Mortirolo. Ho speso il resto della notte salendo da Edolo al lago del Mortirolo. Un'andamento lento, ma tutto sommato tranquillo e con la simpatica compagnia di vari compagni incontrati sono riuscito a scacciare la fastidiosa sonnolenza. Anche se nell'ultimo tratto esposto le mie continue soste mi hanno fatto ritrovare da solo. Entro nella baita che i miei compagni sono già pronti per uscire, il simpatico gestore del locale mi prepara una caraffa di tè e mi lascia una Red Bull. È arrivata l'alba e all'uscita del locale posso gustarmi la bella vista del lago.

Domenica 27/09 ore 9:27, Vezza D'Oglio. Caro diario, ho finito la mia gara che mi ha portato fino al lago del Mortirolo e da lì ne ho iniziata un'altra, quella che per 17km arrivava fino a Vezza. Non so se siano state le strade a me più familiari, l'alba del terzo giorno, l'effetto stimolante delle bevande bevute o semplicemente la voglia di arrivare al traguardo il prima possibile. Fatto sta che sono partito di corsa senza mai fermarmi, sia in discesa che in salita. Al successivo ristoro ho chiesto scusa per il fatto che non mi fermavo. A Valgrande ho impacchettato i bastoni, messo le maniche corte e mi sono lanciato in discesa. Mi aspettavo di cadere ogni momento, ma l'assoluta mancanza di senso per quella forsennata discesa aumentava la mia adrenalina, la quale aveva tagliato ogni segnale di dolore che proveniva dai piedi e dalle gambe. All'ultimo controllo, poco prima del traguardo,  sono arrivato che gli addetti hanno dovuto correre fuori dalla casa per prendermi il numero. Questo voleva dire che davanti a me non c'era assolutamente più nessuno, ormai avevo superato tutti quelli che erano ancora in giro, ma ho deciso di continuare ancora più forte. Quando ho visto Vezza avrei potuto gustarmi gli ultimi metri, dare il tempo a quelli dell'arrivo di salutarmi e arrivare col sorriso stampato. Invece nulla, giù a tutta velocità verso il traguardo, con la voglia matta di spaccare qualche cosa, per esempio i miei bastoni, ma siccome erano nello zaino, ho solo lanciato via i guanti. Ci ho messo qualche minuto per ritornare nel mondo delle persone normali, ma poi c'è stato solo spazio per una grande gioia. L'Adamello Ultra Trail 180.

Fatta!
Partito venerdì alle nove di mattina e tornato a Vezza d'Oglio domenica mattina poco dopo le nove. Totale 48h:27' per la 39-ema posizione generale. 
Su youtube è anche disponibile il video ufficiale della gara.

Uno dei passaggi più belli in acqua con Michele



domenica, settembre 20, 2015

Anninger: le mie gare

In rimonta sulla ex-pista da slittino
Come ogni anno mi sono iscritto all'Anninger Lauf, corsa veloce sulla vicina montagna a Mödling dove sono solito allenarmi quando voglio fare un po' di salita. Sei chilometri con un dislivello di quasi 400 metri sono i tratti salienti della gara. Una gara che si è trovata a ridosso del mio prossimo appuntamento sull'Adamello, ma alla quale non ho voluto rinunciare. Un po' perché volevo provare del materiale ma sopratutto per ritrovare il feeling con le gare brevi. La mia partenza è stata come al solito, molto lenta e addirittura dietro a dei nordic walker. Va detto che mi volevano far passare avanti prima di partire, ma ho risposto che non avevo fretta. Il primo chilometro è stato quasi tutto in discesa, l'occasione per perdere ancora qualche posizione prima della salita vera e propria. Quando è iniziata,  sono però riuscito a risalire il gruppo arrivando da solo in 23-ema posizione col tempo di 35':38". Un po' più lento rispetto allo scorso anno, ma il divertimento non è stato da meno, anzi risalire tutte quelle posizioni è stato entusiasmante.
La classifica finale qui.

Ultima salita off road

Tra le rocce

Arrivo al ripetitore


Rimanendo in tema Anninger, devo fare il resoconto di un altra gara alla quale ho partecipato qualche settimana fa: l'Anninger Challenge. Una gara ad invito esclusiva alla quale ho avuto l'onore di partecipare. Quarto posto finale in 27':47", se si vuole guardare il bicchiere pieno, penultimo se si vuole guardare quello rotto. Un resoconto completo della gara si trova qui, mentre la classifica finale a questo link.

Al traguardo - Anninger Haus

Foto di gruppo con tutti i partecipanti