mercoledì, settembre 22, 2021

Pronto per l'Adamello 2021

Anche quest'anno sarò al via dell'Adamello Ultra Trail 170. Le gambe, dopo la maratona di Vienna, sembrano essersi riprese, il meteo, al contrario del 2020, sembra ottimale e allora si parte per Vezza D'Oglio.

Partenza da Vezza venerdì 24.09 alle ore 9:00. Percorso classico da 170 km con 11500 metri D+.

Live della gara https://livegps.setetrack.it/Home/IndexMapset?mapset=aut2021 

domenica, settembre 19, 2021

Swiss Peak 360 2021- La mia gara


Vago nella notte di mercoledì apparentemente senza meta. Davanti e dietro a me solo il buio. Studio la cartina e non capisco dove si trovi la prossima base vita. Vedo le bandierine del percorso, ma controllo lo stesso la traccia GPS. Accendo il telefono nella speranza che un messaggio mi dica dove sono, cosa sto facendo e di non preoccuparmi che la base vita, come d'incanto, tra poco mi apparirà davanti. Invece nulla. La stanchezza è troppa e mi devo riposare su una roccia, ma fa freddo. L'acqua, che mi scorre a fianco, ha un rumore strano e fa emergere mille voci rubate da passate trasmissioni radio. Non trovo l'interruttore per spegnere tutto questa babilonia ed esausto, devo chiudere gli occhi.

Sabato sera arrivo a Oberwald, sede della partenza della Swiss Peak 360, dopo un lungo ed estenuante viaggio in auto. Sul passo Furka a 2400mslm trovo neve e nebbia, non un bel viatico per la partenza di domenica. La corsa non-stop che mi accingo ad effettuare, attraversa tutta la regione della Svizzera Vallese con 364Km e oltre 26600 metri di dislivello positivo. Si parte dai ghiacciai di Oberwald e si arriva al lago di Ginevra, a Le Bouvret, con un tempo massimo di 6 giorni e 12 ore (156 ore). 

Alla vigilia non riesco a risposare al meglio, in macchina fa troppo freddo e la pioggia insistente mi sveglia spesso. A mezzo giorno in punto di domenica il via della gara. L'organizzatore promette niente precipitazioni, ma molto freddo nella notte. Per non sbagliare, parto tra gli ultimissimi e il loro ritmo mi va molto bene.

Mi chiedo quale sia il mio stato di forma. Qualche salita, qualche discesa, tanto per prendere un po' di confidenza col  percorso, e poi una salita a tutta che mi mette subito in croce. Non riesco a respirare a modo ed ho freddo. Dopo qualche ora passate in cresta, ho già voglia di buttare la spugna. Se alla prima salita, alla quale ne faranno il seguito una lunga serie, non riesco a stare al passo è meglio che torni subito a casa. In qualche modo raggiungo la prima base vita di Fiesch passata la mezzanotte di domenica e il tempo che ho ha disposizione, prima della chiusura del cancello orario, è veramente poco. Però riesco lo stesso a dormire mezz'ora e a ristorarmi un po'. Riparto assieme ad un gruppo di italiani, con un componente che conosco già dai tempi dell'Adamello. Fintanto che non superiamo i 2500mslm riesco a tenere il ritmo, poi, per i soliti problemi di respirazione mi tocca mollare. Non sono abituato alla quota.  

Quando lunedì si fa giorno la situazione comincia a cambiare. Intorno trovo sempre più spesso persone sedute ai bordi del percorso che cercano di dormire e questo fa si che riprenda e superi il gruppo dei miei soci. Questo rafforza la mia fiducia e mi fa ben sperare sulla mia strategia. Vale a dire andare tranquillo tra due basi vita e una volta raggiunta la base vita successiva: dormire, lavarsi, mangiare e ripartire senza perdere tempo. 

Arrivo alla seconda base vita di Einsten alle 18 di lunedì e il dormitorio è in una palestra. Scelgo l'ultimo posto in un angolo, attivo la sveglia per le 19:30 e in un attimo la sento suonare. Seguono doccia e cena. Dopo un po' sono già fuori per continuare il mio tragitto. Questa volta da solo. Un percorso che sembra facile, ma che in un attimo cambia e diventa impossibile. Serpentine abolite e solo dritti su dei gradienti impossibili, passaggi spersi su sentieri che sembrano abbandonati. Per poi, d'improvviso, arrivare in un piccolo paese, sede di un ristoro, dove trovo squisite specialità locali come la raclette. Alcuni approfittano del tepore per dormire sotto i tavoli, segno che nella palestra della base vita precedente non sono riusciti a dormire. Mi avvio su una bella salita che è contrassegnata da una via crucis, molto a tema. Prima però, il fornaio nella notte esce dalla sua bottega e mi passa 2 brioches calde. Veramente una grande ospitalità. Più avanti, un corridore, nella classica modalità "Passo dello Zombie", mi chiede se manca molto al prossimo ristoro. Visto che non siamo ancora all' Ascensione, la stazione finale di questa Via Crucis, ma alla Crocifissione, di strada ne manca ancora. 

Ad un certo punto il profilo sulla carta si appiattisce e penso, che la salita verso l'Augstburgpass concederà una piacevole pausa. Niente di più sbagliato. Si tratta, invece, di un lungo tratto su massi sparsi da saltare, che poi è anche in leggera discesa, da risalire fino al passo. Arrivo in cima, dopo non so quante ore, che è già martedì mattina. In discesa, invece, vado molto bene, e dopo una bella colazione,al ristoro di Bluömatt, dove non mancano omlette e raclette  vado verso la terza base vita di Grimentz passando su cime che, quasi quasi, mi danno l'idea di essere facili. Alle 15:15 di martedì sono dentro alla base vita e alle 18:00 fuori dopo il classico riposino, doccia e cena.

All'uscita credo di trovarmi davanti i miei soci della domenica notte, invece sono nuovi amici italiani. Fa lo stesso e in quattro continuiamo assieme verso i quasi 3000 metri della Cabane des Becs de Bosson. Sto molto bene e non faccio nessuna fatica a tenere il ritmo dei miei soci anche a tremila metri. I problemi respiratori del primo giorno sono solo un lontano ricordo. In piena notte i miei compagni decidono di dormire in un rifugio e allora proseguo da solo verso la quarta base vita della Grande-Dixence una diga enorme. La raggiungo in un'ottima condizione alle otto del mattino di mercoledì. Stesso rituale e alle 10:30 sono già sulla via del Col de Prafleuri, il punto più alto della corsa a 2985m. È questo un tratto molto affascinante, denominato il Grand Desert, che in effetti assomiglia molto ad un deserto. Non mancano, però, i soliti massi in discesa che mi rallentano molto. Evidentemente su questo tipo di terreno non mi trovo a mio agio. Il sole picchia molto forte, non ci sono zone d'ombra e il mio ritmo in discesa è ora molto lento. 

Al ristoro di Le Plampro ritrovo il clima di festa di paese e invece di dormire un po', mi lascio trascinare dalla compagnia. Si ride e si scherza e poi riprendo a salire coi soliti gradienti impossibili, ma ormai ci sono abituato. Però comincio a sentire la stanchezza e siccome sono abituato a dormire nelle basi vita, chiedo, alla Cabane de Mille verso la mezzanotte, quanto manca alla prossima base vita. Un francese cerca di farmi capire, che di ore ne mancano ancora troppe, ma non voglio ascoltarlo. Secondo il mio profilo, c'è solo una lunga discesa e, in un paio d'ore, dovrei esserci. Così dopo un breve sonnellino su una sedia, riparto a tutta in discesa. Consumo molte energie e non ho quasi più nulla da mangiare. Ad un certo punto a Prassurny mi dicono che c'è un ristoro a 200 metri. Bene, continuo, ma non lo vedo. La strada sale fuori dal paese e credo che i 200 metri siano di dislivello, come mi diceva il francese al ristoro. Il risultato è che salto il ristoro senza saperlo. Mi ritrovo a Champex Lac e sulla mia mappa è segnato che è la sede di una base vita. Invece non c'è nulla. Il prossimo ristoro sarà a Trient dopo aver passato la cima malefica del Fenetre d'Arpette. Salgo a fianco di un torrente, ma sento numerosi voci, come una ventina di stazioni radio che trasmettono assieme. Non capisco più la mia mappa, continuo ad andare avanti ma non riesco a capire la situazione. Sono nel panico.

È mercoledì notte, il momento più delicato di tutta la gara. Finalmente comincia ad albeggiare e vedo delle lampade che mi raggiungono. Chiedo a tre spagnoli dove si trova la prossima base vita, ma non mi chiariscono bene la situazione del mio profilo. Per compassione mi lasciano un gel e proseguono. Poco dopo un altro corridore mi chiarisce la situazione. Il mio profilo è sbagliato e non è quello di quest'anno. Per la base vita mancano ancora diverse ore, ma ora, perlomeno, sono tranquillo. Verso mezzogiorno raggiungo l'ultimo ristoro di Trient, prima della base vita, che ho appena spaccato un bastone. Una concorrente mi chiede se ho quello di riserva, le rispondo che in dieci anni non ho mai spaccato un bastone e, nella borsa a rimorchio della base vita, ho pensato bene di mettere altre inutili cose. 

Con un solo bastone non riesco ad andare bene. Sia in salita che in discesa mi trovo molto male. Arrivo alla quinta base vita di Finhaut alle 14:20  di giovedì che ho il morale sotto i tacchi e un po' di voglia di piantare lì.  Se la mente vacilla, il fisico proprio no. Come un automa mi metto a dormire e dopo la doccia vado a farmi medicare un paio di vesciche che mi danno fastidio. Dopo la cena al ristorante sono pronto a ripartire che sembro messo a nuovo. Sono passate le 18 di giovedì. Sulle facili serpentine del Col de Fenestral riesco a fare pratica dell'uso di un solo bastone e la procedura comincia a piacermi. Nella discesa successiva, un altro passaggio molto difficile sui massi, ma ormai viaggio con il pilota automatico. Alla diga di Auberge de Salanfe sono di ottimo umore e, dopo un breve sonno, il pieno di energie, riparto per il Col De Susanfe. Peccato essere qui di notte, il paesaggio lunare sembra essere unico. La sesta e ultima base vita di Les Crosets è ormai questione di poche ore. La raggiungo all'ora di pranzo di venerdì. 

Dopo un paio d'ore sono già sulla via per il Lago di Ginevra, ma quello che sottovaluto sono ancora i chilometri, e le ore, che mi separano dall'arrivo. La mia testa mi dice che ormai fino all'arrivo è tutto facile e così mi metto a correre come un forsennato. Al ristoro di Morgins mi fermo come se stessi correndo una maratona. A quello successivo di Conches uguale e mi metto addirittura a correre anche in salita. Quando incontro le rampe impossibili del Tour del Don vado, alla fine, fuori giri. Le gambe e i piedi mi fanno male, ho fame, sonno e, ora che si è fatto buio, non riesco più ad andare neanche se mi tirano. La prima e unica pioggia della gara arriva proprio in questo momento e peggiora la situazione. Con un bastone solo comincio a scivolare e a cadere troppo spesso. In un pezzo esposto metto addirittura i ramponi per essere sicuro di non finire di sotto. Dopo cinque ore di pena e soli 12km percorsi raggiungo il ristoro dello Chalet de Blansex. Qui mi prendo tutto il tempo per rimettermi in sesto e metto una pietra sopra al tentativo di arrivare al traguardo tutto di un fiato.  Mi dico che voglio arrivare con calma, con la luce del giorno nella giornata di sabato e gustare i pochi ristori che mi separano dall'arrivo. Così faccio. A Taney ci sono degli ottimi funghi, mentre a Freney mi offrono un'ottima trota alla griglia. Gli ultimi chilometri sono una formalità e alle 11:30 (143 ore di gara) di sabato raggiungo il traguardo di Le Bouvret, situato direttamente sul lago di Ginevra, in un grande clima di festa. Dopo un bagno nel lago e l'ultimo ristoro arriva il momento, dopo la doccia finale, di tornare a casa.

Per concludere lo Swiss Peak è una gara molto impegnativa su un terreno per me molto difficile.  Il dormire, e il non dormire,  è comunque di gran lunga l'elemento più difficile da gestire.  La base vita 5 di Finhaut è posta ad una maggiore distanza rispetto alle altre e questo mi ha tolto il ritmo mettendomi in crisi. L'acqua obbligatoria è di un litro, ma può essere messa a due litri senza problemi, però ho perso il tappo della bottiglia aggiuntiva. Almeno duemila calorie dovrebbero essere di riserva per i momenti più critici. Dormire tra due basi vita è estremamente complicato e va valutato con molta attenzione se e farlo nei ristori. L'aver saltato un ristoro mi ha messo alle corde. La borsa al seguito è di soli 50 litri. Dentro occorre un sacco per dormire e il resto va valutato con molta attenzione, anche perché è difficile capire il meteo se farà caldo o freddo con una settimana di anticipo.  

A parte questi dettagli logistici, la regione Vallese offre degli scenari incantevoli e una grande ospitalità. Per la prossima volta mi riprometto di parlare meglio il francese. 



Primo giorno

Primo giorno

Profilo 360 - 2021



Splendido video dell'edizione 2019
Gli ultimi 100Km di gara 2021


Dettaglio della mia prestazione
Classifica finale qui.

domenica, settembre 12, 2021

Maratona di Vienna 2021

 Non potevo di certo mancare all'appuntamento della ripresa della maratona qui a Vienna. Così, anche con le gambe pesanti, residuo dello Swiss Peak della scorsa settimana, mi sono cimentato con la classica maratona della mia città. Il risultato è riportato qui sotto e, tranne l'andatura più da gara a 24 ore che una maratona,  sono molto soddisfatto della gara. Ritmo lento, ma costante fino alla fine e senza troppi sussulti. Forse il pezzo più difficile sono stati i primi 5 km. Un po' di velocità, comunque, nelle prossime settimane non farà sicuramente male.


  

martedì, settembre 07, 2021

Fatta la Swiss Peak 360

Finita anche quest'avventura nella regione della Svizzera Vallese. Appena mi rimetto un po' in sesto scriverò qualche riga in più. 

Per i 364Km del percorso con 26610 D+ ho impiegato 143h:29':03" per la 118-ema posizione finale su 351 partenti. 

La classifica finale si trova qui



domenica, agosto 22, 2021

Pronti per lo Swiss Peaks 360


Terminati gli ultimi allenamenti e rimesso in sesto l'apparato dentale, ormai mancano solo pochi giorni prima del mio via allo Swiss Peaks 360. Non credevo che i problemi dentali portassero via così tanta energia, ma il peggio dovrebbe essere alle spalle. 

Lo Swiss Peaks 360 è una gara non-stop che prende il via domenica 29.08.2021 a mezzo giorno e termina sabato notte 5 settembre a mezzanotte (156 ore il limite). Il percorso si snoda lungo 360 chilometri con 26583 di dislivello positivo nelle Alpi Svizzere Vallesi, la parte francese. Partenza da Oberwald e arrivo a Le Bouveret, la sorgente del lago di Ginevra. Una zona della Svizzera per me tutta da scoprire. Il passaggio a Champex sarà lo stesso della gara UMTB, che però si svolgerà qualche giorno prima.

Difficile, per me, fare previsioni in una gara del genere. Un mese fa al Großglockner navigavo nelle retrovie in una gara di un singolo giorno e, in  Svizzera, già finire la gara sarebbe un gran risultato. La mia strategia sarà molto semplice, vale a dire andare piano e costante tra le 6 basi vita. Nelle basi vita riposare il tempo sufficiente per riprendere il cammino senza raggiungere lo stato di zombie. Più facile a dirlo che a farsi.

 Il live Tracker  è quello consolidato del Legendstracking e per chi avesse dei problemi di insonnia, potrebbe provare con la cura del Live della gara per una settimana intera. Si trova su:

https://360swisspeaks.legendstracking.com/#

Pettorale Nr: 331


Traccia degli ultimi chilometri

mercoledì, agosto 04, 2021

Großglockner Ultra Trail - GGUT

  

La bella notizia, in questo viaggio di cinque ore che da Vienna mi porta a Kaprun, dove parte la gara GGUT, è che la gara si farà. Sono quasi arrivato, ma fino a questo momento non avevo ancora la certezza di prendere il via. La ragione? Il meteo. Non sono mai stato a Kaprun o Zell am See, stazione invernale di grido che di solito registra il tutto esaurito. Anche perché tutte queste ore in macchina, in questo periodo migratorio, non è che agevolino la decisione. In tutti questi anni non sono riuscito a partecipare in quanto ho sempre preferito prendere il via al DirndltalExtreme, che si svolgeva a pochi giorni di distanza. 

Due filosofie di gare completamente diverse. Il  DirndltalExtreme  che nasce dalla passione per le Ultra dell'organizzatore Gerhard e la sua voglia di far provare nuove emozioni ai suoi partecipanti. Le stesse che ha provato sulla sua pelle in giro per il mondo in gare come Bad Water.  Dall'altro lato il GGUT con una potente macchina organizzativa, uno sfondo fantastico con le montagne più alte di tutta l'Austria, che non lascia nessun desiderio insoddisfatto.  

È il turismo industriale che marcia a vele spiegate da queste parti, dove, nell'offerta estiva non può mancare anche il Trail. Sembra tutto uscito da un master in Event Management, tutto perfetto e professionale. Ma c'è qualcosa che sembra non essere in sintonia, una voce che si ribella ed è il meteo della montagna. Spietato. La gara dei 110Km alla quale ero iscritto, doveva partire alle 22, ma alle 21:45 un signor temporale, come solo le alte montagne sanno regalare, ha messo in chiaro chi è che comanda.  L'organizzazione non si lascia prendere dal panico, sposta la partenza di qualche ora, accorcia il percorso di trenta chilometri e fa partire la gara dei 110 assieme a quella degli 80. Trenta ore era il tempo limite iniziale, dieci ore in meno con il taglio, tanto per non fare aspettare troppo per il prossimo temporale. 

Alle 2:30 sono già bello sveglio e pimpante dopo una bella dormita nel baule della macchina. Mi lascio abbindolare dal briefing online  e alla partenza sono l'unico che si presenta con la giacca Gorotex a tre strati e pantaloni lunghi in nylon anti pioggia. "La crema solare oggi non servirà proprio", con queste parole l'addetto all'organizzazione ci saluta sul bus navetta che ci porta alla partenza. Non faccio neanche in tempo a vomitare per il mal di autobus, che si parte. Siamo un serpentone enorme che parte lungo la ripida pista da sci e dopo alcuni minuti sudo già come una bestia, alla faccia  del freddo e della pioggia che non sembrano mai esistiti.

Al primo ristoro decido che il serpentone è meglio lasciarlo andare avanti, che intanto cerco di fare entrare la mia giacca invernale nello zaino. Missione impossibile e così mi tocca metterla a tracolla. Intanto ho già inquadrato il tipo di gara. Salite molto lunghe da camminare coi bastoni, specialità nella quale proprio non primeggio. Le discese, invece, ripide, lunghe e spacca quadricipiti con l'inciampo sempre dietro l'angolo non sono da meno. Insomma, tranne qualche rara e facile forestale, non è che abbia tutta quella voglia di spingere. Faccio il turista, mi gusto il paesaggio e mi abbrustolisco le braccia e il naso sotto il sole cocente dei duemila metri, con la giacca gorotex sempre nei piedi che sbatte dappertutto.

Nel primo pomeriggio comincio a prenderci gusto e passo il punto più alto ai 2600 metri prima del maltempo, così da essere sicuro di non essere fermato per evitare pericoli. Quello che mi sorprende, qui, è un passaggio sulla neve in discesa in grande pendenza, che è diventato un binario da pista da fondo. Impossibile stare in piedi e così scendo come i miei soci di fianco, vale a dire da seduto, ma senza slittino, tanto per scaldare i glutei e decidere che ho bisogno di nuovi pantaloni. E pensare che mi ero portato anche i ramponcini sperando che  l'organizzazione ci obbligasse a metterli nello zaino. 

Sono qui al Großglockner sopratutto per provare un po' tutto in vista dello SwissPeak. Così tiro fuori una borraccia con filtro nuova di zecca e provo a filtrare e bere acqua che trovo in giro. L'attacco di diarrea che mi viene dopo, magari potrebbe non avere niente a che fare. Nella lunga discesa da 1900 metri di dislivello provo finalmente a  forzare. Un appoggio sul bordo un po' troppo ardito e subito precipito di sotto. Ma con due giravolte mi trovo nel tornate di sotto e posso continuare come se niente fosse a distruggere, per il nulla  della gloria, le dita dei piedi. Posizioni conquistate duramente e perse in un attimo per un lungo pitstop nel punto più facile e veloce della gara, col pensiero se non sia capace di filtrare l'acqua oppure dare la colpa agli antibiotici che ho appena finito di prendere per un ascesso dentale. 

Con il morale sotto i tacchi e l'unico pensiero di non finire oltre il tempo massimo, affronto gli ultimi venti chilometri con il meteo che ha deciso, finalmente, di vendicarsi sui polentoni. Quando i primi sono già arrivati sotto il sole per la gioia dei fotografi e fiumi di birra, ecco che la montagna decide di dare un taglio a questo brodo di giuggiole. Oppure dare un senso al materiale che mi sono portato durate tutta la giornata. Così arrivo all'ultimo ristoro che piove a dirotto, vento freddo e tuoni in lontananza in sottofondo. Alcuni decidono subito di abbandonare, un altro paio decide di prendere il "tele trasporto" in coppia che permette di guadagnare mezz'ora e superare con il dono dell'invisibilità. Però questo clima e tipo di terreno comincia a farmi ricordare che sono ancora in gara, e nella discesa fangosa trovo finalmente un terreno adatto per recuperare diverse posizioni pensando in inglese. Concludo dopo 18 ore e 21 minuti con la 229-ema posizione finale, che se ci fossero stati ventimila partecipanti non sarebbe poi stata così male. Ma su 314 partenti, non è che poi mi dia tutta questa fiducia in vista dei prossimi appuntamenti. 

Che dire alla fine di questo GGUT. Solo per il fatto di non aver potuto disputare la 110, mi fa venir voglia di tornare subito l'anno prossimo. E poi l'anno ancora dopo, perché magari ci sarà una sospensione o un blocco per il temporale.  Ma prima di guardare avanti, un po' di nostalgia in quel DirndltalExtreme c'è ancora tutta. Le sue montagne particolari, il ritrovo,  il gruppo ridotto, le lunghe ore di corsa continua sui dolci profili, la fibia finale e il Käserkrainer  all'arrivo. 

Guardiamo avanti.

Dirndltal Ultima edizione 2019.
Ultimo abbraccio finale con l'organizzatore Gerhard Lusskandl


Giacca a tracolla e via sul salitone GGUT



mercoledì, luglio 28, 2021

GGUT 2021 pronti alla partenza

Venerdì  mattina 31.07 partirò da Vienna con destinazione Kaprun per partecipare al Großglockner Ultra Trail. Saranno 110 km per 6500D+ tutti in ambiente alpino alle pendici del  Großglockner, la vetta più alta austriaca.

Partenza in notturna alle ore 22 di venerdì, con il live della gara al link di datasport (pettorale 40).

Oppure, ancora meglio, con link live gold